
Intervista allo scrittore
Francesco
Saverio Alessio coautore con il giornalista
Emiliano Morrone del libro La società
sparente, prefazione di
Gianni Vattimo, Neftasia Editore, Pesaro
2007
San Giovanni in Fiore 16
dicembre 2007
Grazie infinite a Giuseppe Scano, ad
http://fainotizia.radioradicale.it/user/compagnodistrada
e a tutto il world wide web!
Chiedo umilmente scusa per il
ritardo con il quale ho risposto. Nelle ultime
settimane ho dovuto affrontare e risolvere molti
seri problemi di "pressione ambientale".
Francesco
Saverio Alessio
http://www.lasocietasparente.blogspot.com
- florense.it - emigrati.it - emigrati.org - lavocedifiore.org/SPIP - ndrangheta.it - mediazioneculturale.it
-
oxford-teaching.com - cultura-mediterranea.blogspot.com
-
[...] E incrociando ancora le
dimensioni tormentate della Calabria mi impegno ad
inaugurare - o a restaurare - idee, fantasie,
pratiche che forse a nulla e a nessuno serviranno,
ma che mi sottraggono al fascino immemore
dell'agnosia e infrangono un silenzio
intollerabile.
Chiosa del saggio di Salvatore
Inglese "L'inquieta
alleanza fra psicopatologia ed antropologia
(ricordi e riflessioni da un'esperienza sul
campo)", tratto da I fogli di Oriss, n° 1,
1993 poi in edizione tascabile, Pubblisfera, San Giovanni
in Fiore 1995 - Il saggio tenta di descrivere il
senso pluriverso di un itinerario conoscitivo
costruito sulla pratica assistenziale svolta dal
dott. Inglese in qualità di direttore del Centro
di salute mentale per il territorio
di San Giovanni in Fiore (allora
U.S.L. 13 poi U.S.S.L. 5 - Regione Calabria) dal
1982 al 1992. Il vertice di osservazione del
saggio del dott. Inglese è quello della clinica
psichiatrica, ovvero il punto in cui
l'individuo versa in uno stato di sofferenza
radicale.
G.S.: Il
motivo che vi ha spinto a mettere per iscritto la
situazione della vostra terra?
Innanzitutto l'impulso a
reagire e ribellarsi alla solitudine e alla paura
prodotte dal silenzio assordante
dell'omertà che costringe le persone a richiudersi
in se stesse o a fuggire!
Quest'impulso prende le mosse
dalla consapevolezza della propria identità
culturale, politica, spirituale, un'identità
conquistata a dispetto di persecuzioni e di disagi
di ogni tipo. Qui parliamo di un'autonomia
conquistata con forza e determinazione in un
ambiente dove non si conosce la libertà, di una
volontà, perseguita con costanza, d'uscita dallo
stato di minorità nonostante le
obbligate emigrazioni, reali e virtuali,
i successivi ritorni, le nuove
partenze.
C'è anche il bisogno di
risolvere, almeno in parte, quella curiosità
inarrestabile, tipica di colui che cerca (nella
letteratura tedesca Hermann Hesse scrive:
der suchende),
indirizzata sia all'analisi del se, che
dell'altro, che dell'ambiente. Questa analisi
avviata da anni, da me e da Emiliano
Morrone, con un lavoro, che
direttamente o indirettamente, ha visto coinvolte
non solo le nostre energie ma anche quelle di
altre persone, fra gli altri Gianni Vattimo,
Alfonso Maurizio
Iacono, Giacomo
Marramao, Derrick de
Kerkhove, Michele
Borrelli, Marisa Maida
Caracciolo, Alan
Gregg, Francesca
Caputo, Angela
Napoli, Claudio
Pirillo, Carmelo
Dotolo, don Battista
Cimino, Mauro
Piola, Alfredo
Federico, Michele
Lacava, Pasquale Biafora, Mauro Francesco
Minervino, Federico La
Sala, Alberto
Martinengo, Santiago
Zabala. Un infinito Grazie!
Per la loro disponibilità, attenzione e
competenza, molte iniziative internazionali da noi
avviate come emigrati.it,
campagna, iniziata nel 2003, di informazione
e formazione web sull'emigrazione
italiana, come il I ed il II Festival
internazionale della filosofia in
Sila, o come il Laboratorio di
produzione culturale la Voce di Fiore,
la collaborazione con la rivista Topologik, la
collaborazione con la Scuola di lingue
straniere Oxford Teaching, la
collaborazione con l'Istituto Superiore Calabrese
di Politiche Internazionali, hanno
avuto esiti e sviluppi positivi nel processo di
emancipazione ed internazionalizzazione della
Calabria, e nella presa di coscienza di molti
cittadini ed emigrati sullo stato delle cose e
dell'essere nella nostra terra.
 |
|
Quando l'ambiente ti opprime
richiudersi in se stessi o fuggire non rimuoverà
la causa dell'oppressione; è molto meglio reagire
inseguendo un'utopia. Se noi ci
fossimo sottomessi nel linguaggio e nei modi già
anni fà, non credo avremmo avuto molta gioia di
vivere. Non credo avremmo goduto - anche senza
problemi di lavoro e con un cospicuo conto in
banca, frutto della nostra cessione ad altri del
nostro diritto di espressione e della nostra
autonomia - delle desolate lande dello spirito
rappresentate in Calabria dalla tetra cultura
politico-ndranghetistica.
Sotto la luce
accecante e spietata del Sud, la
classe dei corrotti, la nuova aristocrazia imperiale
glocalabrese, per arricchirsi indebitamente
continua a produrre la trasformazione di beni e
fondi pubblici, in beni e fondi del malaffare.
Molti fondi pubblici sottratti, grazie a tutto un
sistema di scambi e convivenze fra politici ed
esponenti delle famiglie della 'ndrangheta,
servono al finanziamento del traffico
internazionale degli stupefacenti, delle armi, dei
rifiuti tossici, a favorire manovre di riciclaggio
e di esportazione di capitale. Tutto questo
SISTEMA
intrecciato fra la Calabria, Roma ed il mondo
intero, dai paesi dell'Est al
Medio
Oriente, dall'Africa
alla Colombia, da San Marino alla
Svizzera, da
politica,
massoneria, 'ndrangheta, servizi segreti,
magistratura omologata e vari infiltrati in posti
chiave dello Stato permea in modo
capillare ogni forma di economia ed ha come fine,
e, contemporaneamente come punto di partenza, il
controllo assoluto del voto, il controllo della
libera espressione, persino il controllo del
privato dei cittadini calabresi. Questo modo di
condurre la cosa pubblica inesorabilmente si sta
estendendo a tutto il Paese, è per questo che
tutti gli italiani
dovrebbero intervenire nel dibattito riguardante
la Calabria.
 |
Da questa
pressione
da quarto potere sgorgano comunque
numerosi i tragici appelli e le denunce di
parlamentari e membri della Commissione
nazionale antimafia, di magistrati, di
giornalisti, di associazioni e liberi cittadini,
di tutta la società civile, riguardo ad episodi
e accadimenti segnati dalla mancanza
assoluta del rispetto della
Costituzione. Tutto questo è
ipocritamente ed omertosamente misconosciuto dai
rappresentanti nazionali dei partiti di destra,
di sinistra e di centro (?) poichè molti di
questi signori, con il controlllo matematico e
mafioso dei voti al Sud si assicurano
le loro poltrone a
Roma da dove favoriscono gli affari
del potere economico a discapito della
popolazione. Fra gli
infiniti risultati negativi di un tale andamento
della gestione politica ed amministrativa si
manifestano: un'impoverimento generale della
Calabria e del Paese, un'emigrazione
inarrestabile con conseguente spreco di risorse
umane, e poi: solitudine, psicopatologie,
disperazione, infelicità,
morte. | |
Noi crediamo che il nostro
libro possa essere da stimolo a chi ha l'urlo di
rabbia nello stomaco ma non riesce a tirarlo
fuori, bloccato dal tappo del
silenzio e dell'omertà ambientale.
Un'urlo indirizzato positivamente, strategicamente
misurato, articolato in parole comprensibili a
tutti gli altri, e che, con dinamiche
partecipative di iniziativa popolare e
democratica, possa ribaltare una situazione che è
ormai diventata una tirannia di
superiore ed eterna investitura
divina. Da parte di una classe
politica così corrotta e compromessa direttamente
con la 'ndrangheta, i calabresi subiscono una
vasta messe di minacce, abusi, ricatti e
ingiustizie.
Il
principale rammarico è la consapevolezza delle
nostre antichissime e preziosissime
origini, nel sangue e nella storia,
nei segni somatici e in quelli artistici,
nell'architettura
e nella letteratura; la consapevolezza che il
nostro pensiero si è sviluppato grazie
all'influenza della presenza di Pitagora,
di Gioacchino
da Fiore, di Tommaso
Campanella, Bernardino
Telesio, Mattia
Preti, dei segni della cultura
greca, bizantina, di
quella araba, di quella
normanna. Quando
leggo la descrizione del tempio dorico offerta da
Martin Heidegger,
dove addirittura il grande pensatore tedesco
formula l'ipotesi che sia l'immobilità e
l'assoluta astrazione del tempio a dar vita al
frangersi dei flutti, allo scorrere delle nuvole,
al soffio dei venti, persino alla luce del sole e
della luna, visualizzo immediatamente i ruderi del
Santuario di Hera Lacinia a
Capo Colonna, Crotone, e immagino Heidegger con lo
sguardo indirizzato verso lo stesso luogo, i suoi
occhi traguardando attraverso un'infinita
lontananza il lembo di terra più
orientale della Magna Grecia".
Noi
crediamo, io ed Emiliano
Morrone, insieme agli emigrati
presenti nel dibattito e nel dialogo favorito da
Internet, insieme alla rete globale della quale
facciamo parte, che sia
possibile rimuovere il cancro di quella massoneria
che cuce e ricuce i rapporti fra politica,
'ndrangheta e servizi segreti, soprattutto
attraverso la conformazione di una cultura della consapevolezza
della propria identità ed autonomia esplicata come
contributo nello sviluppo del progresso
sociale.
Cultura civica e della
legalità, consapevolezza della necessità
del rispetto delle
libertà costituzionali abitualmente calpestate in
Calabria, cultura volta al riformarsi di
un'identità
culturale del calabrese, identità
oggi disintegrata da una politica indecente di
distruzione
dei segni tradizionali che ci
rappresentano, di assistenzialismo ad
oltranza e di costrizione alla
fuga di massa.
C'è l'impellente e definitivo
bisogno di sostituire nella ierofania del
Calabrese la proiezione di quello che si può
definire "il mito della terza
figura". Come è scritto nella nota
n. 1 a pag. 31 de La società sparente:
Caratteristica principale di tale forma di
pensiero è la convinzione diffusa della necessità
di un mediatore per la risoluzione di qualsiasi
pratica, lecita o illecita. Il ricorso a una terza
figura, in Calabria, può spiegarsi con l'assoluta
dipendenza dalla politica, nonostante l'art. 51,
comma 2, della legge 142/1990 abbia separato, nel
governo della cosa pubblica, "poteri di indirizzo
e gestione amministrativa".
Un
popolo senza memoria non può decidere il proprio
destino. Parte del nostro lavoro è
teso verso la costruzione di un'identità da
difendere e da far rispettare in contrapposizione
al mito del grigio accondiscendente omertoso
anonimato complice di tutte le rovine
calabresi.
I
libri spesso obbligano a riflettere. Li
si posa sul comodino, sulla scrivania, sulla
mensola del bagno, li si legge, spesso li si
rilegge, ci si ricorda di loro, di quella porzione
di interpretazione della realtà umana che ci hanno
trasmesso. I libri, in quest'epoca di consumo
delle notizie e di naturalizzazione della
corruzione politica e del dominio mafioso delle
coscienze, documentano, descrivono, illustrano,
illuminano, emozionano, compongono la storia.
I libri offrono
l'apertura a una possibilità.
G.S.: avete
ricevuto pressioni o minacce durante la
pubblicazione oppure solo dopo ?
Personalmente fui già
minacciato nel 1978, quando ero redattore e disegnatore di
GNIKS. Allora le
minacce si esplicarono in forti pressioni sui
familiari, non solo miei, ma di tutti i redattori,
in minacce di querele , e in
alcune altre minacce sottili, tipicamente mafiose.
GNIKS era un mensile
ciclostilato si satira, politica w
cultura diretto prima
da Antonio Citrigno, giornalista di Cosenza, e
poi, dopo le minacce, come nuovo
GNIKS, da Paolo
Cinanni, autore tra altri libri di
Emigrazione e
imperialismo, Editori Riuniti,
Roma 1968, 1971, 1975, fra le fonti più influenti
nell'analisi dell'emigrazione calabrese operata
con il nostro libro.
Cinanni, politico e uomo di
cultura calabrese nato a Gerace il 25
gennaio 1916 e morto a Roma il 18 aprile del 1988,
ebbe per maestro, a Torino
negli anni trenta, Cesare
Pavese e per compagni
Ludovico Geymonat,
Leone Ginzburg, Luigi Capriolo, Elvira Pajetta,
Giovanni Barale.
Cinanni protesse con forza la
libera espressione delle persone che scrivevano
per nuovo GNIKS al punto di non voler
leggere le bozze ma solo il mensile stampato e già
in edicola: dimostrando la massima fiducia verso
un gruppo di giovani tutto sommato molto attivi e
rivoluzionari, e si parla della fine degli anni
settanta, cioè dell'epoca degli "anni
di piombo".
Questo per dire che, a parte
vari problemi insorti sin dall'inizio e poi
amplificatisi per tutto il corso della collaborazione con Emiliano
Morrone iniziata nell'autunno 2003 -
problemi che hanno assunto la forma della
desertificazione delle possibilità lavorative, di
intralci burocratici di ogni tipo, di cause perse
con sentenze assurde, di minacce di
morte , di maldicenze e dicerie che
conducono all'isolamento - avevo già un'antica
esperienza delle strategie usate dalla politica,
in simbiosi con il potere economico e mafioso, al
fine di ottenere l'omologazione del pensiero ed
il dominio delle coscienze in
Calabria.
|

Crotone:
Libreria Cerrelli - La
società sparente esposto insieme a Gomorra di
Roberto Saviano |
Allora la risolsi con la
fuga
di dieci anni a Napoli, in un altro
luogo
segnato comunque dalla presenza della camorra, o
del SISTEMA,
come si chiama da quelle parti. L'attuale esperienza con
Emiliano Morrone è più entusiasmante,
perchè a differenza di allora non sono rimasto
solo, poi per la diversa coscienza che in
trent'anni ho avuto il tempo di cristallizzare e
proteggere con determinazione, e per l'approccio
meno individualistico di allora che ho con
l'arte, con la letteratura, con le
persone. Dopo l'uscita
del libro si stanno moltiplicando le forme e i
modi delle pressioni, a volte in modo molto
fantasioso, comunque di puro stampo
mafioso.
Nel dispregio più assoluto della
Costituzione Repubblicana stiamo
subendo una gravissima, totale e continuata
violazione della libertà
d'espressione e del diritto alla riservatezza
sul privato: vignette offensive, minacce
scritte e verbali, pressioni su librai e
giornalai, su gestori di sale pubbliche, su
dirigenti scolastici e amministrativi, richieste
di sequestro del libro, pressioni su amici, su
conoscenti, su sconosciuti, e poi silenzio! Silenzio riguardo a quello
che stiamo vivendo da parte delle istituzioni,
della rai e della tv regionale e in parte della
stampa
(locale). | |
Sull'altro piatto
della bilancia la solidarietà e l'appoggio del
Comitato pro-De
Magistris, di Ammazzateci
Tutti, Giovanni e Aldo Pecora, Rete per la Calabria, Angela
Napoli, Calabrialibre,
Giorgio Durante, Francesco
Precenzano, Gens, Rosanna
Scopelliti, Sonia
Alfano, Salvatore
Borsellino, Gianni Vattimo, Marco
Travaglio, Franco
Abruzzo, Nazione Indiana, del tuo blog, caro
Giuseppe Scano, di un'infinità di giornalisti
e di siti web e di altri blog, le interviste radio
di GR 2, Radio News 24, Rainn, della
gente comune che per strada, qui a San Giovanni in
Fiore dove fra una presentazione del libro e
l'altra a volte risiedo, mi ferma e mi ringrazia
con emozione per avergli fornito le parole che non
ha o che non è abituata ad esprimere.
G.S.: se foste ministro dell'interno
o della giustizia qual'è la cosa più urgente che
fareste per tagliare i tentacoli della
mafia?
Una riforma sostanziale della
Giustizia, con come punti principali: la
riduzione dei
tempi di svolgimento dei tre gradi di
giudizio con un aumento del numero di magistrati,
di tribunali e delle procure; l'estensione a dieci
anni, per alcuni reati, in particolare di
quelli legati all'amministrazione pubblica, del
periodo dopo il quale tali reati vadano in
prescrizione. Già con queste due operazioni sui
tempi della Giustizia molti di questi intelligentoni
come li chiamo io, o furbetti, come
li chiama Marco
Travaglio, non si sentirebbero più
assolutamente impuniti come si sentono oggi.
Poi, cultura della
legalità in tutte le scuole di ogni
ordine e grado; controllo rigoroso
dei concorsi pubblici; cancellazione delle
norme sul controllo politico della magistratura;
abolizione
della normativa che genera precariato e lavoro
nero; leggi che
portino al finanziamento di progetti per
l'imprenditoria giovanile solo in base alla loro
effettiva capacità produttiva; cessazione
dell'assistenza a fondo perduto; introduzione di
regole che impediscano l'aggiudicazione di appalti
a imprese della mafia; assoluta
liberalizzazione di tutti i tipi di
droga, per sottrarne il mercato alla criminalità
ed ai suoi complici nello Stato, per avere una
misura effettiva della loro diffusione, per un
controllo più ampio ed umano delle
tossicodipendenze, inoltre regioni come la
Calabria potrebbero svilupparsi
economicamente ed emanciparsi producendo canapa,
sia italiana che indiana, e tutti i loro derivati,
come del resto in altri Paesi dell'Europa già
accade; proibizione della candidatura a politici
collusi o sospetti; re-distribuzione delle risorse
economiche attraverso il sequestro di
beni e patrimoni dei mafiosi e ancora tramite la
riduzione immediata ad
un quarto degli attuali costi della politica e
l'eliminazione retroattiva delle pensioni di tutti
i politici di tutte le taglie e di tutti i
tempi.
Non si può avere come oggi
un'Italia divisa in ricchissimi e poverissimi, in
casta degli
intoccabili e ciandala, non c'è nessuna
possibilità di emancipazione in una società di
questo tipo. Spesso è una vergogna per me essere
italiano; dopo l'esperienza del fascismo, quella
degli "anni di piombo"
e poi quella di tangentopoli
avremmo dovuto imparare qualcosa in più sulla
democrazia, ma a quanto dimostrano i fatti
concreti non è così, viviamo in una dittatura
dell'informazione e dell'economia e quasi nessuno
dei cittadini si ribella, quasi nessuno ha il coraggio di uscire dal suo
stato di minorità e di dipendenza per conquistarsi
l'autonomia.
G.S.: il
vostro libro che è sulla
scia di “Gomorra” di Roberto Saviano,
un’indagine a tutto campo sul binomio
politica-’ndrangheta, una denuncia nominativa,
diretta e spietata che parte dalla descrizione di
logiche clientelari e anomale operazioni
elettorali anche a San Giovanni in Fiore da più
fastidio perchè tenete
vivo il lavoro di De Magistris o perchè
riporta anche se con le dovute distinzioni
deontologiche quelle che sono
voci?
 |
L'origine del
libro risale a quasi cinque anni fà, all'avvio
della collaborazione fra me ed
Emiliano Morrone, con i siti
emigrati.it,
emigrati.org,
lavocedifiore.org,
con attività culturali di vario tipo sul
territorio e con l'avvio del movimento politico
"Vattimo
per la città"; con il nostro libro
si cerca di individuare un metodo di risoluzione
del problema dell'espansione del potere della
criminalità organizzata ormai quasi
completamente istituzionalizzata, e
anche se questo metodo può essere definito
utopico, al contrario indica una pratica, cioè
la disciplina nel rispetto di se stessi e degli
altri, che è l'unico metodo per opporsi alla
paura ed al terrore imposti al cittadino dalla
'ndrangheta,
dalla politica privatizzata, dalla massoneria
che le collega.
In qualche modo
c'è un'affinità
con il libro Gomorra
di Saviano, e anche con le indagini
di pm come Luigi De
Magistris, Pier Paolo Bruni,
Nicola
Gratteri, che analogamente a
Saviano dimostrano come la criminalità
organizzata, in Calabria, in
Campania,
in Sicilia, non si
interessa solo del traffico
internazionale di stupefacenti, ma
è interessata in particolar modo ad un uso
privato del potere pubblico, volto a derubare le
casse impinguate di soldi dell'Unione Europea
per le aree depresse. La
malavita è entrata in ogni angolo
dell'economia.
|
Naturalmente, loro, i
massoni, politici e 'ndraghetosi, uomini di stato
e uomini di chiesa, devono essere
liberi di fare quello che vogliono ed è per questo
che hanno bisogno di un popolo sbandato,
semidisperso, privo di identità e di qualsiasi
capacità aggregativa, di qualsiasi spinta
imprenditoriale o creativa o poetica.
Tutto questo si può combattere
solo con la cultura.
Cultura del sociale, del
bello, del dialogo e del confronto, della
preziosità delle diversità, della comune missione
al miglioramento di se stessi e della
società. Quindi credo che il nostro
libro dia fastidio per una infinità di motivi
diversi. La cosa più fastidiosa per gli
ipocriti ed i corrotti resta sempre e comunque la
verità, e, a giudicare dalle
ripercussioni che ha provocato, evidentemente, il nostro libro dice il
vero.
G.S.: secondo voi la forma più
efficace per parlare di mafia anzi mafie è quella
del saggio o quella letteraria?
Secondo me non c'è una forma
più efficace di un'altra se il fine che ci si
propone è chiaro e l'espressione avvincente, si
tratta di modalità e di forme diverse di
linguaggio, di utilizzo della parola. L'importante
è comunque usare
le parole, magari insieme ad altre forme
espressive, per arricchire i punti di vista ed
così incrementare le possibilità di risoluzione
del problema. Il nostro libro indica
che la parola ed il discorso hanno più forza di un
urlo incontrollato nello spezzare il silenzio, in
quanto la parola, il discorso, sono comprensibili
a molti mentre l'urlo non è comprensibile a tutti.
Tra l'altro il testo ha diversi piani di lettura.
Da un lato è un saggio politico, da un altro è
quasi una ricerca sul campo di tipo antropologico,
poi è un'inchiesta durata anni, ma è anche
un'autobiografia di Francesco Saverio Alessio e di
Emiliano Morrone, una descrizione vagamente
poetica delle nostre battaglie per l'emancipazione della Calabria e
del nostro amore per una terra completamente
abbandonata alla barbarie.
G.S.: come
vedete le spinte di legalità provenienti da zone
ad alta densità mafiosa come la Calabria? come mai
non avviene lo stesso fenomeno in
Sicilia?
La Sicilia ha dei gruppi
ben organizzati e delle singole personalità molto
attive nel campo della lotta alla criminalità
organizzata insinuatasi nella politica attraverso
la massoneria. Uno su tutti: Salvatore
Borsellino. In Calabria, Aldo Pecora e "Ammazzateci
tutti" hanno avuto anche una grande
capacità di aggregazione ad altri movimenti, e una
particolare abilità nella comunicazione e nella
promozione delle manifestazioni e delle petizioni
popolari. Da un po di tempo lottano contro
strumentalizzazioni politiche e contro pressioni
come ad esempio quelle di Giuseppe Bova, presidente del
Consiglio regionale della Calabria, che
ha operato tentativi di isolare in particolare
Aldo Pecora.
Per fortuna Aldo ha stoffa, coraggio ed
intelligenza da vendere, e coinvolgendo anche
altri riesce a tenere vivo il dibattito su molte
problematiche provocate dal malaffare calabrese.
Noi dobbiamo molto anche a loro.
G.S.: qualcosa d'aggiungere o da
rettificare o approfondire?
Qualche riga
sull'emigrazione e sull'Opera di Paolo
Cinanni, importante autore, direttore
responsabile di nuovo
GNIKS che ho
ricordato scrivendo più sopra riguardo la libertà
di espressione e di stampa. Alcune scuole di
pensiero, soprattutto contemporanee, vedono
l'emigrazione come un necessario rimedio alla
scarsità di risorse e come soluzione al male di
una popolazione in eccesso. In definitiva come un
effetto della povertà delle zone di partenza,
quindi come risultato naturale del sottosviluppo.
Con Emigrazione e
imperialismo, Cinanni rigetta e
confuta questa teoria, sostenendo e argomentando
al contrario che invece è l'emigrazione il
principale fattore di sottosviluppo. Questa tesi è supportata da
scuole di pensiero anche diverse dal
marxismo. Infatti, prima di Cinanni, sin
dal secolo scorso, altri economisti avevano
verificato come i maggiori tassi di sviluppo e di
incremento del reddito si erano registrati in quei
Paesi dove l'immigrazione di uomini già pronti al
lavoro veniva sistematicamente accolta e
incoraggiata. In questo libro, del 1968,
nell'ambito degli studi riguardanti i fenomeni
migratori, nei quali erano coinvolti (ancora oggi
lo sono) milioni di persone dal Meridione verso il
Nord, apparve per la prima volta la tematica del risarcimento
in denaro agli emigrati.
La stessa tesi è
utilizzata, anche oggi, da Nicola Zitara, teorico
del separatismo del Sud e sostenitore
di una proposta di legge di iniziativa popolare
sul diritto alla restituzione dei costi storici
dell'emigrazione e la creazione di un grande banco
meridionale. La tesi sostenuta da Cinanni e da
Zitara è in
sintesi questa: generalmente un essere umano
impiega dai sedici ai diciotto anni per
raggiungere l'età nella quale è pronto, anche
legalmente, a fornire prestazioni lavorative.
Impiegherà molti più anni se, prima di lavorare,
deve percorrere una fase di studi universitari.
Dal momento della nascita e fino al momento del
primo guadagno, il giovane viene mantenuto dalla
famiglia, dalla collettività di appartenenza
(Comune, Provincia, Regione) e dallo Stato
nazionale attraverso i servizi pubblici, scuola,
sanità etc. La collettività che accoglie
l'immigrato risparmia questi costi e riceve gratis
una persona che è dotata della piena capacità di
produrre ricchezza e valore nei vari settori,
quindi l'immigrazione è un regalo che i paesi
poveri fanno ai paesi ricchi. L'osservazione
secondo cui sarà il giovane lavoratore, una volta
occupato e pagato, a rifarsi dei costi sostenuti
dalla sua famiglia e dalla collettività di
origine, costituisce un luogo comune completamente
falso. La formazione di un giovane è un costo
netto e originario. La cosa è tanto vera che oggi
la natalità meridionale - tradizionalmente molto
elevata - è scesa sotto lo zero, in quanto il
costo di allevamento dei figli supera le
possibilità economiche dei potenziali genitori e
dell'aggregato produttivo del Sud. In effetti,
l'emigrazione senza
ritorni economici in termini di rimesse, come
quella contemporanea verso le città del Nord, dove
un salario o uno stipendio sono appena sufficienti
a sopravvivere, equivale a una castrazione
economica. Le famiglie, dopo aver anticipato le
risorse umane ed economiche occorrenti per dare
muscoli, educazione e formazione al giovane, tra
l'altro consumando per la maggior parte prodotti
del Nord, con un'ulteriore perdita economica del
territorio di appartenenza, non recuperano, nè in
termini di produzione generale (Pil locale), nè in
termini fiscali, i costi anticipati.
Una testimonianza sul campo
sulla problematica del silenzio, dalla
lettera ai colleghi del dott. Luigi De
Magistris:
[...] A un
certo punto, però, ho avvertito che stesse
accadendo qualcosa di irreparabile e ho deciso di
far comprendere che cosa stesse accadendo, non a
Stoccolma, ma in Calabria.
Questa voglia di "rompere" il
silenzio, oggi, nelle liste, è, però, dettata dal
cuore, dalla volontà di ringraziare tutti i
colleghi che mi hanno scritto, anche privatamente,
delle parole molto belle. Ho provato delle
emozioni enormi e forti, che mi rendono felice e
mi appagano di tutte le sofferenze di questi anni.
Farei torto a molti se citassi qualcuno, ma mi
limito, nel ringraziare tutti quelli che mi hanno
dimostrato affetto, a citare il documento della
giunta dell'A.N.M. di Napoli, le missive dei
colleghi che sono stati miei uditori, le mail di
colleghi con i quali abbiamo anche avuto percorsi
culturali molto differenti e anche "scontri".
Evidentemente si è compresa la
"posta in gioco" e il "mio caso": sì sono divenuto
un caso, che strano, e forse si è intuito che,
nonostante tutto, non sono poi così
"macroscopicamente inadeguato". Credo, infatti, di
cercare di esercitare le funzioni con onestà,
abnegazione, sacrificio e umiltà avendo nel cuore
e nella mente la Costituzione Repubblicana in
primo luogo. Incompatibile con un certo ambiente
(anche giudiziario) forse sì, ma non con questa
terra dalla quale non potrò mai più "staccarmi"
atteso l'amore che tantissimi calabresi mi stanno
manifestando.
Grazie.
Luigi
http://toghe.blogspot.com/2007/10/luigi-de-magistris-lettera-ai-colleghi.html
La società
sparente
La società
sparente ...il
blog!
di Emiliano
Morrone eFrancesco
Saverio Alessio - Neftasia
Editore, Pesaro
2007